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Acquaviva

Palio rafting Acquaviva 2026

Sorrisi, voglia di gareggiare e tanta gioia di vivere il fiume: la quarta edizione del Palio Rafting Nazionale UISP Acquaviva svoliosi a Città di Castello sul fiume Tevere ha visto arrivare primo l'equipaggio della Liguria ma come al solito vincono tutti gli equipaggi delle varie regioni che hanno partecipato con passione a questa manifestazione nazionale UISP.

Oltre alla Liguria che si aggiudica il palio, eranono presenti la Toscana, la Campania, l'Umbria e la Lombardia.

In totale sono state svolte quattro prove con due batterie iniziali
Alla fine in finale sono andati gli equipaggi della Liguria, Toscana e Lombardia.
In totale oltre 30 partecipanti sui gommoni e altrettante persone addette alla sicurezza e alla logistica.
"Una manifestazione che ogni anno cresce e coinvolge sempre nuovi territori, afferma Maurizio Zaccherotti Coordinatore Nazionale uisp Acquaviva, quest'anno a Città di Castello in Umbria con la collaborazione importante del Canoa Club (CCCC), il Tevere è tornato a vivere un emozione grande come accaduto a Roma durante la prima edizione, indimenticabile. Anche quest'anno tanta la partecipazione che ha visto sui gommoni atleti giovanissimi come Alessio 11 anni e meno giovani come Sigfrido 72 anni, entrambi premiati con medaglione a testimonianza che in UISP non esistono categorie ma quello che conta è la passione.

Questa volta il Palio migra verso una regione meravigliosa, la Liguria dove notoriamente sviluppiamo da tempo attività di formazione tecnici. L'entusiasmo non mancherà e vedremo il quel caso chi avrà la meglio".

Il Palio quindi si terrà in terrà Liguria il prossimo autunno 2027.
Intanto i ringraziamenti per questa edizione vanno anche al Comitato UISP Umbria presente con Chiara Rossetti e Gabrile Locci, referente Acquaviva Umbria che ha curato tutta la logistica.

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Perché pagaiare in Acquaviva-UISP è diverso?

Perché l'Acquaviva-UISP pone al centro delle proprie attività il tema dell'identità e dell’appartenenza alla UISP: tema che si declina nei cento modi e cento tempi diversi che caratterizzano i club, le associazioni e i singoli soci sul territorio ma che, sempre e ovunque, si concretizza nell’inclusione (disabilità, immigrazione, disagio sociale, ecc.), nella partecipazione attiva e nell’attenzione all’ambiente.
Perché non è riconducibile al primato dell’etica del risultato, propria dello sport di prestazione assoluta, ma è, invece, riconducibile alla tutela della salute, all'attenzione alla qualità della vita di ciascuno, al primato dell'educazione e della socialità.
Perché non è il fine ma il mezzo per la ricerca della felicità propria e di tutti a cominciare dai più deboli:

  • disabili fisici e sociali
  • immigrati
  • poveri.

Perché è partecipazione alla tutela dei “luoghi in azione” siano essi le sorgenti dei torrenti d’alto corso o i parchi acquatici cittadini o, ancora, i canali e i tratti fluviali urbani da troppo lasciati all’incuria e al degrado.